Corro nudo



Corro nudo è il diario intenso, ironico, autentico, di un uomo forte che non è mai sceso a compromessi con le banalità della vita.
Da giovane emigrante, tra mille sacrifici, in Australia e a New York, ad attore appassionato con una lunga carriera alle spalle, il nostro protagonista ci lascia entrare nel suo mondo fatto di piccole cose ‒ la casa costruita con le sue mani in un pittoresco borgo medievale, il rituale della colazione consumata prima dell'alba, gli incontri fortuiti che richiamano alla mente un passato ricco di speranze ‒ ma sempre animato da una personalità istrionica che non vuole arrendersi.
Tra le pagine di questo memoir, che unisce all'amore per la narrazione il gusto dell'aforisma, si susseguono ricordi agrodolci, gli inevitabili scontri col presente, l'inesauribile ricchezza dei legami familiari che ognuno di noi sperimenta e che rendono questo racconto individuale un'avventura collettiva e condivisa.

 

Poi mi voltai e lui era lì, dietro di me.
Aveva la mia stessa barba,
i miei stessi occhi,
il mio stesso dubbio.
Ci guardammo a lungo.
Un tempo infinito.
Alla fine abbassai lo sguardo.
Non so se lui fece lo stesso.



Una mattina ti svegli, ti guardi allo specchio e non ti riconosci più.

Apri il rubinetto del lavandino e spaventato affondi la faccia nelle mani bagnate d'acqua.
La sciacqui più e più volte per timore che non bastino a cambiare quello che hai già visto.

Scruti la tua faccia ancora bagnata riflessa nello specchio bugiardo e non capisci.
Il vetro appannato non riesce a nascondere quel volto improvvisamente sconosciuto.
E le gocce pesanti che vi scivolano sopra lasciano delle cicatrici che fanno male.
D'un tratto, al diradarsi della condensa, vedi la tua faccia ancora bagnata, senti brividi di freddo e tutto ti è chiaro. 


 

Le annotazioni del diario, lette una dopo l’altra, instaurano uno straordinario dialogo tra lettore e autore. Allo stesso tempo, il protagonista di questa storia si impegna in un monologo, accecato dalle luci del palco, solo eppure accompagnato dagli spettatori in attesa. Le sue riflessioni, personali e mai banali, sulla vita odierna e sul destino avverso che colpisce i più deboli, abbandonati da un sistema cieco ed egoista, lo fanno assomigliare a un Amleto che, anziché il teschio del giullare Yorick, regge tra le mani l'immagine di un se stesso più giovane e pieno di speranze, che negli occhi conserva ancora una scintilla che può scatenare il più furioso degli incendi. Un Amleto capace di violente invettive ma anche di estrema tenerezza e di limpido affetto verso la madre malata, gli amici, la compagna cui lo lega una relazione tormentata.

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